SPEEDTALE

AMORE 00

40 minuti | Comedy, Love | Per tutti | 2+ giocatori

Cosa succede se si lascia un impasto a lievitare troppo?

La Speedtale è divisa in paragrafi numerati, da leggere in sequenza dal paragrafo 1 fino all’ultimo. Ogni giocatore/squadra dovrà munirsi di uno smartphone/tablet/pc e premere “GIOCA” sulla speedtale scelta da tutti per iniziare a giocare.

PARAGRAFO:
Per ogni paragrafo (quelli con il titolo blu) scegliete un giocatore che farà da NARRATORE: sarà colui che leggerà la storia per tutti e avrà un ruolo importante nell’enigma. Tutti gli altri invece saranno i GIOCATORI, decidete voi se singoli o in squadre.

ENIGMA:
Gli enigmi prevedono una breve descrizione e due pulsanti: premete in base al vostro ruolo attuale (narratore o giocatore) e leggete mentalmente le istruzioni. Il NARRATORE, che ha un ruolo di supporto nell’enigma, troverà oltre alle sue istruzioni, la soluzione visibile.

Attenendosi specificatamente alle istruzioni lette, voi giocatori dovrete interagire
 con il narratore per ottenere indizi utili alla soluzione dell’enigma. Per alcuni enigmi il tempo disponibile sarà limitato tramite timer.

Voi GIOCATORI digiterete poi la soluzione nei campi appositiCliccando sul tasto INVIA scoprirete subito se avete indovinato. Di conseguenza anche il NARRATORE risponderà alla sua domanda. Attenzione: negli enigmi con il timer, il contenuto del campo Soluzione verrà automaticamente inviato allo scadere del tempo.

Al termine si prosegue con il paragrafo successivo scegliendo un nuovo narratore.

FINE GIOCO
Al termine dell’ultimo paragrafo, il pulsante “Scopri il tuo punteggio” permetterà ad ognuno di scoprire quanto è stato bravo.

PARTITA IN 2 GIOCATORI
Alternatevi nei ruoli di narratore e giocatore come descritto sopra. Avrete però un unico punteggio comune e dovrete collaborare per ottenere il punteggio più alto.

1. Albino

Giannina Pradelli è un’autoritaria vecchina di 92 anni. Voi ora la vedete così, in sella al suo deambulatore elettrico cromato, con lo sguardo truce di chi cerca visivamente vendetta prima a destra e poi a sinistra. Ma Giannina Pradelli in gioventù, per la precisione a 80 anni, era una donna bellissima, in forma, con i capelli lucenti e tanti spasimanti.

Poi successe qualcosa che cambiò per sempre la sua vita: Giannina dimenticò l’impasto della pizza a lievitare e il giorno seguente trovò sulla teglia una massa enorme di 72 chili di acqua, farina e lievito dotata di testa, braccia e gambe che lei riconobbe subito come suo marito, Albino, defunto 15 anni prima.

Fu subito convinta perché riconobbe in un grumo di farina i baffi a “parentesi graffa” del suo caro Albino. O forse si convinse perché non ci vedeva benissimo.

“Albino sei tu! Sapevo che saresti tornato, dobbiamo festeggiare!” fu la reazione di Giannina che, presa dall’entusiasmo, salì in groppa al suo deambulatore e lo fece inpennare per tutta la casa fino all’armadio dove conservava ancora i vestiti del marito.

Per vestire Albino fu necessaria molta farina e tanto olio di gomito perché l’impasto era molto elastico e si ritirava continuamente nelle maniche della giacca.

In poco tempo la coppia era di nuovo unita, pronta per uscire. Giannina aprì la porta di casa, forse troppo energicamente, tanto che la chiave si ruppe in 3 pezzi.
“Che sfortunaccia!” si rimproverò la fulgida vecchina guardando la chiave mentre i pantaloni di Albino, larghi più del dovuto, calavano sulle sue gambe.

2. La routine

Giannina e Albino erano fuori casa, finalmente! E per festeggiare, quale luogo più adatto di una gita alle poste? Appena arrivati, Giannina prese il numerino e ne infilzò altri 6 in Albino. L’obiettivo della visita di solito Giannina lo inventava sul momento. Questa volta decise ricordandosi una rubrica della sua rivista di gossip preferita, “Ignobilmente vip” in cui vengono pubblicate le opere epistolari di Don Martello.

“Buongiorno, senta io e mio marito vorremmo investire 10€ nelle opere epistolari di Don Martello.”
L’addetto, un ometto dal fare snob, da dietro i suoi occhialini tondi tartarugati scrutò per un attimo la massa informe biancastra in giacca e cravatta prima di rispondere.
“Buongiorno a voi, mi duole informarla che non disponiamo di titoli azionari che trattano temi di poco valore come lettere epistolari. Ora se volete scusarmi, ci sono altre persone in coda. Prossimo numero: 42!”

“Bloblorgh!” fu la risposta del marito. Uno schizzo di impasto in cui svettava il numerino 42 partì da Albino e si spalmò sugli occhiali dell’addetto.
“Mi lascia costernato questa sua reazione poco civile e dettata da propositi di scherno. Prossimo numero: 43!”. Un altro schizzo con il numerino appena chiamato atterrò sul suo computer.

Al numerino 46 l’addetto, ricoperto di farina, acqua e lievito, non osò chiamare altri numeri. Lanciò solo un’occhiata maligna ad Albino, ma la ritirò subito vedendo che i pantaloni dell’uomo erano calati. “Ecco qui 10€ da investire sulle opere epistolari di Don Martello”, concluse Giannina porgendo il denaro.

La tappa successiva li portò al cantiere di via Longari 22.
Giannina e Albino non erano lì giusto per commentare i lavori da fuori come tutti gli altri anziani. No, loro puntavano più in alto.

3. Il forno

Negli occhi soddisfatti di Giannina si rifletteva una delle risse più belle che avesse mai visto, fatta di saldatori puntati in faccia, operai con rancori lavorativi a forma di chiave inglese e uno in particolare che ebbe l’idea di partecipare alla scazzottata con la ruspa. Albino non sembrava divertito, probabilmente perché il suo impasto diventava ogni minuto più sgonfio e debole. Giannina lo vide e presa dal panico lo trascinò subito da Carcarlo Manitoba, suo panettiere e medico di base.

Dopo un’occhiata a quella massa enorme di pasta lievitata, Carcarlo mise il camice e chiamò Renata, sua moglie casalinga assunta da lui come infermiera. Fece accomodare Albino sul tavolo da lavoro sporco di farina, lo osservò attentamente da dietro gli occhiali finti e impastò Albino con le sue braccia possenti per 15 lunghi minuti.
“Vede, si sta riprendendo. Dovrebbe reimpastare suo marito almeno due volte al giorno o rischia che la maglia glutinica si rompa.”

“E se lo cuocessi?” chiese illuminandosi Giannina.
“Beh, sicuramente stabilizzerebbe suo marito oltre a renderlo buono e croccante. Ma non ho un forno abbastanza grande con cui operarlo, mi spiace.” concluse Carcarlo appoggiando gli occhiali su un cumulo di farina. “Renata, prepara un filone per la signora e scrivile una ricetta: 2gr di lievito dopo i pasti per Albino e un reimpasto giornaliero”.

“Andiamo Albino” disse Giannina Pradelli, lo sguardo velato di tristezza mentre infilava nella borsetta il filone e la ricetta. Il marito sembrava ipnotizzato: aveva lo sguardo fisso sul laboratorio di Carcarlo. “Albino, quel forno non è abbastanza grande per te” troncò Giannina tirando Albino per la giacca fuori dal negozio.

“Troveremo un modo” disse Giannina con voce tremante e gli occhi lucidi. “E fai attenzione alla signora con il carrello della spesa” lo riprese.

“La spesa!” urlò di colpo. “Ma certo, i bollini del supermercato! Io ho i punti fedeltà e nel nuovo catalogo come premio c’è anche un forno industriale di 5 metri quadrati!”.

4. La fuga

Giannina si illuminò ricordandosi la pagina. La vecchina si affrettò verso casa con l’idea di aprire l’armadio dove conservava 34.768 punti fedeltà e di portarli al supermercato per ritirare il forno industriale. In realtà i gestori del supermercato sapevano dei punti di Giannina e ne avevano paura: con 34.768 punti fedeltà era possibile diventare socia di maggioranza della catena di supermercati.

Ma a Giannina Pradelli non interessava: faceva spesa da loro solo perché la pavimentazione era particolarmente adatta per le gare di carrelli.

“Vieni Albino, entriamo in casa così preparo tutto e in men che non si dica sarai cotto e croccante” disse Giannina. Ma l’uomo lievitato non era più dietro di lei.

“Albino? Albino!” urlò Giannina disperata.

La massa di farina, acqua e lievito in giacca e cravatta barcollava in strada già da qualche minuto, tra i clacson degli autisti increduli e la curiosità dei passanti. Albino si trascinava lento ma inesorabile emettendo ogni tanto il suo peculiare suono “Bloblorgh”.

Giannina era nel panico. Doveva assolutamente recuperare il marito prima che gli succedesse qualcosa: guadagnò il suo deambulatore motorizzato e sfrecciò in strada alla ricerca del marito.

Dopo un’estenuante ricerca per le strade vicino a casa, Giannina Pradelli irruppe nella bottega di Carcarlo Manitoba. Il marito era lì, in piedi, lo sguardo fisso sul laboratorio di Carcarlo.

“Albino, ho trovato il forno! Quello non va bene, è troppo piccolo per te!” gli disse Giannina con il poco fiato rimastole.

“No signora, non credo stia fissando il forno” le indicò Carcarlo.

5. Amore 00

(Premi PLAY per aggiungere un background musicale alla lettura)

“Credo stia fissando questo” disse Carcarlo indicando un grande contenitore di alluminio contenente 50 chili di lievito.

“Albino, vuoi tornare dalla tua mamma? È questo allora il tuo desiderio?” chiese la vecchina smontando dal deambulatore e guardandolo dritto nelle bolle degli occhi. “Ma il forno industriale! Da cotto saresti buono, croccante e diventeresti un Albino vero!” insistette, gli occhi lucidi.

“Signora, lo lasci andare”, la interruppe Carcarlo Manitoba mettendole una mano sulla spalla.

Giannina Pradelli si arrese. Annuì e afferrò la mano di Albino. “È la seconda volta che ti portano via da me, sai? Ma se è quello che vuoi, va bene.”
Albino e Giannina si abbracciarono. I baffi a parentesi graffa di Albino volteggiarono in aria e si dissolsero leggeri sui capelli della vecchina.

Senza ulteriore indugio, Carcarlo ordinò: “Renata, prepara la vasca di contenimento, il lievito madre e portami un tronchese, una carriola e un forcipe. Ah, appendi fuori il cartello ’Sto operando’”. Renata corse nel retro bottega mentre Carcarlo si vestiva da medico chirurgo, infilando i guanti da cucina e indossando un casco da saldatore su cui aveva scritto “chirurgo” con un pennarello. “Albino, si spogli che la preparo per l’operazione.” disse all’uomo lievitato mentre Renata, vestita da infermiera appoggiava gli utensili richiesti sul vassoio di metallo che solitamente ospitava le brioche.

“Signora Giannina, se vuole rimanere a vedere…” disse Carcarlo cercando con lo sguardo la vecchina. Ma Giannina aveva lasciato il negozio.
Renata trovò un biglietto: “Usi il pane di Albino per una buona causa”.

Come in un rito religioso, Albino fu condotto grazie alla carriola e al forcipe davanti al grande contenitore di alluminio che conteneva il lievito madre. Da dentro, una piccola massa molliccia si allungò sulla parete di alluminio e si protese verso Albino prendendogli la mano.

Giannina era in sella al suo dembulatore per le strade cittadine. La notte scese lentamente sui palazzi, sugli alberi, sulle macchine parcheggiate e su una vecchina che guidava senza meta con un nuovo sguardo di vendetta che non l’avrebbe più abbandonata. “Non dovevo dimenticare l’impasto a lievitare” si rimproverò tra sé e sé. Fu in quell’occasione, a 80 anni, che Giannina Pradelli abbandonò la giovinezza.

FINE


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