SPEEDTALE

LA STANZA NERA

60 minuti | Thriller, Horror | 12+ | 2+ giocatori

Un ragazzo si sveglia e scopre che qualcuno è stato in casa sua.

La Speedtale è divisa in paragrafi numerati, da leggere in sequenza dal paragrafo 1 fino all’ultimo. Ogni giocatore/squadra dovrà munirsi di uno smartphone/tablet/pc e premere “GIOCA” sulla speedtale scelta da tutti per iniziare a giocare.

PARAGRAFO:
Per ogni paragrafo (quelli con il titolo blu) scegliete un giocatore che farà da NARRATORE: sarà colui che leggerà la storia per tutti e avrà un ruolo importante nell’enigma. Tutti gli altri invece saranno i GIOCATORI, decidete voi se singoli o in squadre.

ENIGMA:
Gli enigmi prevedono una breve descrizione e due pulsanti: premete in base al vostro ruolo attuale (narratore o giocatore) e leggete mentalmente le istruzioni. Il NARRATORE, che ha un ruolo di supporto nell’enigma, troverà oltre alle sue istruzioni, la soluzione visibile.

Attenendosi specificatamente alle istruzioni lette, voi giocatori dovrete interagire
 con il narratore per ottenere indizi utili alla soluzione dell’enigma. Per alcuni enigmi il tempo disponibile sarà limitato tramite timer.

Voi GIOCATORI digiterete poi la soluzione nei campi appositiCliccando sul tasto INVIA scoprirete subito se avete indovinato. Di conseguenza anche il NARRATORE risponderà alla sua domanda. Attenzione: negli enigmi con il timer, il contenuto del campo Soluzione verrà automaticamente inviato allo scadere del tempo.

Al termine si prosegue con il paragrafo successivo scegliendo un nuovo narratore.

FINE GIOCO
Al termine dell’ultimo paragrafo, il pulsante “Scopri il tuo punteggio” permetterà ad ognuno di scoprire quanto è stato bravo.

PARTITA IN 2 GIOCATORI
Alternatevi nei ruoli di narratore e giocatore come descritto sopra. Avrete però un unico punteggio comune e dovrete collaborare per ottenere il punteggio più alto.

1. Intro

Una filastrocca dice:

“C’è un posto segreto il cui accesso è fatto divieto. Lì nel buio dove i sogni aspettano, vivono gli incubi che si nascondono. Sotto un tetto di freddo metallo, con la paura che arriva sino al midollo…”

Lorenzo apre gli occhi. Ci mette un attimo a capire dove si trova. Un forte dolore alla testa lo assale. “Che ore sono? Che diavolo mi sarò bevuto ieri sera?” si chiede. Dopo qualche secondo di ricalibrazione dell’equilibrio Lorenzo è in piedi. “Papà?” chiama. Nessuna risposta. “Menomale, non è in casa” pensa sollevato. Si accorge di vedere tutto sfocato intorno a sé. “Dove sono i miei occhiali?”

2. Il computer

“Ok, molto meglio.” dice Lorenzo. Istantaneamente si accorge che la cucina è sottosopra: frammenti di vetro per terra, una sedia ribaltata e del liquido sul pavimento.
“Ma che diavolo?” spalanca gli occhi. “Spero di non essere stato io come al solito” pensa mentre cammina tra i resti di un bicchiere. Dietro alla penisola scorge il borsone da palestra del padre. Alza lo sguardo e di fianco al lavandino trova il suo portatile aziendale acceso. “Papà?“ urla. Niente. Lorenzo non capisce, cerca il cellulare per chiamarlo, ma non lo trova. Torna al portatile con un’idea: se riesce ad accedere al pc potrà scrivergli via chat.

Nome account: Diego
Password? Se ricordo bene dovrebbe essere la data in cui i miei genitori si sono sposati.

3. Conversazioni

Lorenzo digita la password e accede al desktop. Tra le tante cartelle di Diego, tantissime foto della moglie scomparsa e giusto qualche foto con Giulia (la sua ultima ex) e Marika (penultima). Il ragazzo clicca sull’icona di U-Messenger. “C’è l’account di mio papà collegato. Entro con il mio.“ pensa Lorenzo mentre gli occhi scorrono di sfuggita le conversazioni aperte, una in particolare:

Valentina
“Hei, lo sai che ti credo. Se il fine giustifica i mezzi, non devi sentirti in colpa. Hai paura che scappi anch’io?:-)”

Diego
“No beh, te ne ho parlato proprio per spiegarti i motivi per cui faccio determinate cose.”

Valentina
“E dopo i tuoi “esperimenti”, cosa scrivi nel registro?”

Diego
“Registro? Non ti ho mai parlato del registro. A che gioco stai giocando?”

Valentina
“Scusa, forse me l’hai accennato nelle vecchie conversazioni…”

Diego
“Ok, giochiamo. La riconosci questa frase?“

Diego ha allegato un’immagine: è una foto con una citazione di un libro.

Valentina
“La vedo ma non capisco…”

Diego
“Dimmi dov’è la ‘Stanza nera’ o ti farò urlare dal dolore come l’ultima volta!”

Fine chat

Lorenzo chiude il portatile. La sua mente corre su tanti pensieri, ma la ragione lo riporta lentamente alla spiegazione più rassicurante “Non è da lui scrivere queste cose. Forse non è il suo account.” Lorenzo si concentra su altro ma la mente gli ricorda quella conversazione. La foto che ha allegato Diego però gli ricorda qualcosa: “La frase nella foto è l’incipit di un libro che conosco!” esclama il ragazzo spostandosi verso la libreria.

4. Il registro

“Il libro preferito di mio padre!” esclama Lorenzo mentre lo sfila dallo scaffale della libreria. “Me lo leggeva sempre quando ero piccolo. Anche se è decisamente più bella la favola del gatto vestito strambo” dice sfogliando le poche pagine. Lo ripone nello spazio tra altri due libri, ma qualcosa oppone resistenza: un piccolo quaderno nascosto in fondo.

REGISTRO 2019

Avanzamenti alla cortese attenzione del Prof. De Rosa

23 gen: Max è tornato. Non c’è una logica, il ragazzo viene quando vuole lui. Parla un po’ con me anche se non ricorda molto della sua infanzia. Poi se ne va. Voglio solo sapere da lui dov’è la stanza nera.

02 mar: è sempre più difficile incontrarlo. Ho trovato un metodo di cui non vado fiero: lo attiro a casa e in qualche modo lo immobilizzo. Se sono violento con lui, Max è più disposto a parlare. SD16

03 mar: Non trovo più dei documenti. Vuole fregarmi, lo so. Non so cosa ci sia nella stanza nera, ma devo trovarla. SD17

6 apr: L’ho legato alla sedia ma senza risultati. Ho perso la testa e l’ho colpito più volte. Continua a non volermi dire dov’è la stanza nera. Ripete solo “Nella stanza nera si nascondono tutti i mostri. E ci sei anche tu” -SD14/SD17

14 giu: Lorenzo oggi è in terapia, per fortuna non sospetta nulla. Max non parla più, anche quando sono violento con lui: è furbo e sta architettando qualcosa, l’altro giorno l’ho sorpreso davanti alla porta del mio studio. SD18

I pensieri si scontrano e si moltiplicano nella mente di Lorenzo, che quasi fatica a respirare. “Di chi sta parlando? Max? Io e lui non ci vediamo dall’incidente della macchina.” Lorenzo torna indietro nei suoi ricordi: prima nello stesso banco a scuola, poi le uscite nei parchi a far scoppiare i petardi e quella tendenza alla distruzione che aveva Max ogni tanto, senza motivo. Fino al giorno in cui ha dato fuoco alla macchina di mio padre.”

Lorenzo rilegge quelle parole ma non riesce a dare un senso. “In cosa si è cacciato? Cosa c’è nella stanza nera di così importante?” pensa Lorenzo, lo sguardo fisso nel vuoto. “Tutte quelle date, documentate come una ricerca scientifica. SD? Cosa significa? Aspetta!” Lorenzo ha un’illuminazione. Punta la camera da letto di suo padre. “Le memorie della videocamera di mio padre!” dice mentre senza indugi apre tutti i cassetti che trova. Dietro un’anta del mobile trova una scatola con la videocamera e diverse SD numerati diversamente da quelli del registro. Cercando ancora ne trova una che rimanda al registro: SD14. Lorenzo apre il vano della videocamera, inserisce la scheda e accende.

“È un video di 30 minuti” legge sul display. In preda a un frenetico -avanti veloce-, il ragazzo cerca qualcosa.

5. La chiave

Lorenzo trova una brevissima sequenza diversa dalle altre. Nell’inquadratura c’è suo padre in salotto che fissa una sedia.

Poi si rivolge alla telecamera. “Prof. De Rosa, Max è entrato nel mio studio, ha cercato di aprire la mia cassaforte. Ha promesso di portarmi nella stanza nera ma mi ha mentito e mi ha colpito lui stavolta, con una sedia. è tutto in quella stanza, lo sa? Lei pensa che io sia pazzo, ma abbiamo iniziato insieme questa ricerca. Le dimostrerò che una volta lì, riavrò finalmente ciò che mi è stato portato via.”

Diego ha gli occhi lucidi. Poi li chiude e torna serio.

“Ora dovrò chiudere a chiave la stanza, spero che Lorenzo non faccia domande.” L’uomo mostra una chiave alla telecamera, poi chiude la mano, si alza in piedi ed esce dall’inquadratura: si sentono alcuni rumori in lontananza, poi la sequenza si interrompe e cambia, mostrando i preparativi di un pranzo di Natale.

Lorenzo lascia cadere la telecamera e corre verso lo studio: gira la maniglia ma la porta sembra chiusa.

Eppure quei rumori in sottofondo nel video gli ricordano qualcosa.

6. La stanza nera

“Eccola!” esclama Lorenzo. Con le mani che tremano, inserisce la chiave nella toppa ma si accorge che non è quella giusta. “Com’è possibile?” dice sorpreso.

In preda alla confusione totale, scaglia un calcio contro la porta. “Apriti, maledetta!” Urla accanendosi con calci e pugni sul legno freddo. Un cigolio riporta alla realtà Lorenzo. La porta si apre leggermente e rilasciando un forte odore.

“Da quanto è chiusa questa stanza?” storce il naso.

La porta è aperta ma qualcosa blocca l’ingresso. Lorenzo spinge con tutta la sua forza la porta che faticosamente perde la sua resistenza fino ad aprirsi del tutto con uno scatto. Il ragazzo inciampa e cade all’interno dello studio dove trova suo padre, a terra di fianco a lui. Morto.

Lorenzo urla in preda allo spavento. Si rialza di scatto e si allontana. Poi il buio invade la sua mente.

Quando Lorenzo riprende conoscenza, suo padre è ancora lì. Non è solo un incubo. Il ragazzo non riesce a provare emozioni, è in black out. Il primo pensiero è di avvisare qualcuno ma nota che la cassaforte è aperta. All’interno, una scatola con tante memorie per la fotocamera e molte lettere indirizzate al Prof. De Rosa, tornate al mittente. C’è anche un foglietto giallo con scritto “Ciao Lorenzo, sono Max. Mi dispiace per quello che è successo. Incontriamoci nella stanza nera, è qui vicino. Ti spiegherò tutto. Ti ricordi cosa dicevo a proposito degli incubi? Ecco la parte che manca: ‘tra rumori e scricchiolii, alzar lo sguardo non osare. La porta è lì, stretta e lunga nel buio che la cela, e conduce alla Stanza Nera.’ ”

7. Max?

Lorenzo si china e scivola facendosi spazio tra la polvere e le valigie vuote. Quando toglie l’asse di legno, trova l’ingresso di una struttura sotto il pavimento, tutta dipinta di nero. Il ragazzo striscia all’interno, e accende l’unica piccola lampada all’interno: la fioca luce illumina i disegni sulle pareti e una scritta ‘Questa è la stanza per chi ha perso qualcosa. Procedi e l’avrai di nuovo’. Lorenzo avanza strisciando, accende un’altra luce e scopre che l’ambiente è arredato: c’è un materasso, un vecchio comodino e tante scatole. Appoggiate al muro tante cornici con foto di sua mamma e delle candele consumate. Ancora più in profondità uno sgabello che sorregge un calice nero con uno strano liquido bianco all’interno. Di fianco, un borsone aperto pieno di documenti, foto e memorie della videocamera.

C’è un foglio che spunta dalla tasca.

“Piacere Ben, sono Max. Avrei voluto davvero incontrarti di persona ma l’unico modo per vedermi è lì davanti a te” Lorenzo alza lo sguardo e vede il suo riflesso in un piccolo specchio.

“Già, io sono te, o almeno una parte di te. Quella che esce ogni tanto, oppure quando ti arrabbi, perdi le staffe o quando ti fanno del male, come ha scoperto quel bastardo di nostro padre. A proposito del bastardo, in questi anni ho fatto di tutto per proteggerti da lui. Ci ha fottuto la vita, lo sai? Quei tradimenti che hanno mandato tutto a puttane e hanno contribuito a far morire mamma. L’odio per papà mi ha fatto nascere quel giorno, quando mamma è morta. Mi spiace per la terapia: ciò che non ricordavi di aver fatto o subito non eri tu, ma io. Anche la macchina incendiata di papà. Mi dispiace anche per i lividi e le botte che non ricordi. Quelli li ho presi io per te. Però ti ho preparato tutto in quella borsa: i selfie dopo le botte, le lettere al fantomatico professore e l’ultimo pezzo, quello più prezioso: i video. Se il piano ha funzionato, dovresti trovare tutto dentro la borsa. Se non ti basta sul pc c’è un altro utente, dove troverai altre prove. La password è la mia data di nascita. Vai alla polizia, consegna tutto e quel pazzo di papà non lo rivedremo per un bel pezzo. Con tutte queste prove ti crederanno. Buona fortuna Lorenzo. Se cerchi le chiavi di casa, le ho nascoste dietro a una cosa a cui sei molto affezionato.”

Lorenzo ora ricorda. C’è sempre stato un posto in casa dove suo padre non ha mai avuto accesso. Da piccolo ci nascondeva i fumetti e i giochi. Ma di quello che vede ora, non ha ricordo.

Lorenzo ripiega la lettera e apre la borsa: all’interno foto e selfie di sè stesso in cui mostra i segni di pestaggio, lettere in cui uno psichiatra intima al padre di non proseguire con gli esperimenti, alcune SD numerate e altri documenti e archivi.

Il cuore di Lorenzo diventa un martello pneumatico. “L’ho ucciso io?!” sussurra incredulo. Torna nello studio: il corpo del padre per terra, del sangue sullo spigolo del tavolo e la cassaforte aperta. “Max, non puoi lasciarmi solo ora!”. “Max!” urla. Si precipita davanti allo specchio in sala. “Max torna, ti prego! Non puoi farmi questo! Cosa devo fare? Cosa devo fare!” urla disperato. Poi si dà uno schiaffo, un altro e poi un pugno. L’urlo di dolore non scoraggia Lorenzo, che continua a farsi del male. Sfinito e dolorante, torna in cucina e si rannicchia in un angolo con la testa tra le mani.

Poi si alza, si guarda attorno e ripensa alle parole di Max.

8. MAX!?

Lorenzo scopre un altro accesso al portatile tramite profilo “Altro Utente”. Una chat aperta con nome profilo “Valentina” e la stessa conversazione letta in precedenza. “Aveva creato un profilo falso per strappare confessioni a mio padre” deduce leggendo le conversazioni.

Sulla scrivania ci sono diversi documenti e immagini in cui si parla di divorzio, dei tradimenti del padre e di sua mamma. Lorenzo legge alcune mail e scansioni di pagine rubate:

“…glielo ripeto: è stato lui. Non ricorda nulla perché c’era la sua doppia personalità al posto suo, ma è stato lui a bruciarmi la macchina. Il suo amico, Max è molto scosso e non vuole più vederlo.”

“Gentile Prof. De Rosa, so che non è necessario e ha già visto il ragazzo più volte, ma la prego di visitare un’altra volta il ragazzo. Lorenzo ha una grave forma di doppia personalità credo, o qualcosa del genere. Max, come ho chiamato la sua seconda personalità, è la sua parte più aggressiva. Non so come si attivi ma ha effetti devastanti su Lorenzo. Mi odia, lo sa? Dal giorno in cui è apparso, fa di tutto per rovinarmi la vita.

“La supplico, deve aiutarmi. Marika, la mia attuale compagna, pensa che io sia pazzo, ma è tutta opera di Max: ha messo qualcosa nel suo piatto e ho dovuto portarla in ospedale, le ha inviato messaggi di minaccia anonimi, le ha fatto trovare dei video di violenze e pornografia sul mio computer. Anche con Giulia ha fatto la stessa cosa finché hanno deciso lasciarmi. Vuole rovinarmi la vita.”

“So che non era d’accordo ma sto procedendo con gli esperimenti. Voglio solo avere le prove concrete che Max esiste ed è un pericolo. Devo capire quando Max si manifesta o come farlo apparire.”

“Sta cercando di fregarmi. Mi mancano dei documenti, le foto di mia moglie e sono sparite delle memorie della videocamera. L’ultima volta Max mi ha parlato di una stanza nera, credo sia il suo nascondiglio. Probabilmente è lì che nasconde tutto ciò che mi ha rubato.”

“Ho dei video, posso farglieli vedere di persona ma con la promessa di non giudicare i miei metodi.

Si ricorda tutti quei documenti che non trovo più? Li ha Max nella stanza nera, credo voglia costruire delle prove per incastrarmi. Metterò al sicuro i video nella mia cassaforte, ma devo assolutamente trovare quella stanza e riprendermi tutto. Prima Marika e Giulia, ora vuole fottere me.

9. Epilogo

Dietro al libro, un foglio, il cellulare e le chiavi:

“Lorenzo, ho fatto un casino. Non doveva finire così, ma non avevo scelta. Nostro padre avrebbe scoperto il nostro nascondiglio prima o poi, e a me mancava il pezzo forte: le memorie della videocamera dove ci sono i video di quando siamo legati, torturati, pestati a sangue. Quelle maledette memorie sono nel suo studio. So dov’è la chiave dello studio, ma quella della cassaforte la porta sempre al collo e non è facile rubargliela.

Il piano era semplice: sai che papà ogni giovedì va in palestra e prima di uscire di casa beve un centrifugato. Per non destare sospetti, ho versato del sonnifero nel suo bicchiere, così da addormetarlo e poter agire indisturbato. Avrei aperto la porta delo studio e preso dalla cassaforte le memorie con i video. Poi con il borsone sarei andato alla Polizia. Sono stato un ingenuo: il sonnifero non ha fatto effetto subito, papà stava uscendo di casa e ho dovuto improvvisare.

Gli ho detto che ero Max ed ero dispiaciuto per tutto. Ero pronto a mostrargli la stanza nera in cambio di una tregua.

Papà si è avvicinato e con la scusa di un abbraccio sono riuscito a strappargli la chiave dal collo. L’ho spinto contro un mobile ed è caduto. Sono corso verso lo studio, il tempo di aprire la porta e la cassaforte e mi era già addosso, rosso dalla rabbia. Voleva ucciderci! Mi ha colpito alla testa, mi sono caduti gli occhiali, ho provato a difendermi e non so come è finito contro lo spigolo del tavolo. Si è accasciato a terra, lasciando una grande macchia di sangue.

È stato un incidente! Non volevo finisse così. Ho poco tempo, ti scrivo queste righe solo per dirti questo: scappa.

Non chiamare la polizia: prendi solo la borsa, le memorie e il primo treno/aereo che trovi.

Forse questa è l’ultima volta che ci vediamo. Se papà non c’è più probabilmente io sparirò con lui. Mi dispiace.”

Lorenzo ha lo sguardo fisso, perso nello shock di quel mattino.

“No, Max, stavolta non farò come vuoi tu.”

Il ragazzo prende il cellulare e chiama la Polizia. “Buongiorno… chiamo per denunciare la morte di…“ dice con voce debole. Improvvisamente il telefono cade a terra prima che il ragazzo possa finire la frase.

Lorenzo guarda verso il corridoio, recupera tutte le memorie dalla cassaforte, le nasconde nel borsone, lo chiude e si lascia la porta di casa alle spalle.

FINE


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